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March 9, 2026

SU METODOLOGIA: Un Essere Bio-Psico-Sociale, Cos'è? [

Ciò che distingue la scienza dal mito?
A che ora i primi esseri umani hanno potuto mettere da parte la visione mitologica del mondo e della vita , e iniziare le indagini della scienza?
Sicuramente solo dopo di avere la capacità di dubitare delle ' verità ' stabilite.
Mentre solo accettiamo quello che ci insegnano come se fosse la "verità" finita, non possiamo immaginare nuove ipotesi, senza le quali soltanto imitiamo (come scimmie) ciò che altri hanno fatto prima. Sarà stato forse l'inizio effettivo della specie Homo sapiens quel momento in cui la prima scimmia ha potuto concepire i primi dubbi?
Se diciamo che il sole è il dio da chi la luna nasce ogni tramonto, e lo ripetiamo per le generazioni future, non siamo ancora neanche pre-scienziati! A rigor di termini, non possiamo dire ancora che davvero siamo capaci di pensare! Chi non può avere dei dubbi è solo in grado di imitare, come scimmia, senza mai pensare (da sé stesso) . L'espressione ingenua " lui o lei agisce in conformità con il suo pensiero", spesso usata , contiene una tautologia ovvia , perché non stiamo esercitando la facoltà di pensare , se solo ripetiamo le idee altrui!
Evidentemente, il progresso della scienza presuppone sempre l'accumulazione e la trasmissione del sapere alle nuove generazioni , e suona quasi come una banalità dire che non può mai cessare.
Copernico era in grado di progettare il suo enorme salto dal sistema tolemaico a quello eliocentrico solo dopo rifiutare il dogma assoluto che la Terra fosse al centro dell'universo . Galileo , cercando di dimostrarlo con il suo telescopio , è stato costretto a tacere sotto minaccia di morte sul rogo per ordine di potenti demoniaci inquisitori.
Newton, dopo seriamente dubitare che la fisica aristotelica fossi la migliore descrizione del mondo, è stato in grado di costruire la sua magnifica teoria della gravitazione.
Tanto maggiore è la capacità di mettere le conoscenze precedentemente acquisite in dubbio coerente , maggiore il genio di uno scienziato.
Albert Einstein , da mettere in dubbio radicalmente i sistemi dei suoi predecessori , è stato in grado di superare tutti con le sue teorie della relatività , che noi laici tanto vorremmo un giorno capire, eppure ... E questa stessa è la nostra denuncia davanti alla Fisica Quantistica, alla teoria delle stringhe , ai buchi neri , al bosone di Higgs, ecc, ecc.
Tuttavia tutti questi strani concetti relativi alla fisica contemporanea hanno da tempo invaso la nostra vita quotidiana , che ci piaccia o no, perché una miriade di gadget high -tech usati oggi fa uso di essi.
Sì, mettere qualsiasi di queste concetti produttivamente in dubbio può essere compito soltanto per gli esperti.
Pertanto, perché la scienza progredisca , non basta la trasmissione di conoscenze confettate dalle generazioni precedenti , è anche essenziale che l'insieme di teorie accettate sia messo costantemente a controllare! Attraverso il dubbio metodologica rigorosamente condotto, che conserva le domande passate dela scienza , chiedere incessantemente le sue conclusioni , ma anche i suoi assiomi, i suoi costrutti di base e tutto quello che da loro derivano , sempre avendo il coraggio di lanciare e testare nuove ipotesi e di speculare!
Corollario del paragrafo precedente è che tutta la scienza, così come ogni altro tipo di conoscenza può essere solo provvisorio, perché non potrà mai essere dato ad alcun essere umano qualsiasi sapere assoluto.
Il mito di Adamo ed Eva e la loro seduzione dal serpente , che li porta ad assaggiare il frutto proibito dell'albero della sapienza, sembra essere un interessante allegoria di questa limitazione umana: saremo per sempre infelici se prendiamo qualsiasi una tra le nostre verità come assoluta. Tutto quello che un essere umano può conoscere riguarda soltanto il nostro mondo finito, é sempre relativo. Sicuramente l'assoluto, la perfezione non appartengono alla nostra vita e non riusciremo mai a raggiungerli.
Qui possiamo chiederci se il dubbio è così importante solo nel regno della scienza.
Cercheremo una risposta in altro post.

[Dal 16/6/2016]

Niilismo e "Dias Perfeitos", filme de Wim Wenders.

'O deserto cresce! Ai de quem esconde desertos!' Nietzsche

Desafio primordial para a vida humana em sociedade foi, e é, lidar com a guerra de todos contra todos, de modo a que os indivíduos suportem as dores decorrentes do  convívio. Pra isso, nossos instintos, tão poderosos quanto irracionais, frequentemente fonte de conflitos sangrentos e letais, precisam ser domados desde o nascimento.
Entretanto, domar o que há de mais indômito no Homo sapiens, é uma tarefa de Sísifo, aquele cujo castigo divino é levar morro acima rocha pesadíssima, que, ao chegar no cume, rola sempre de volta ao vale, exigindo a repetição do mesmo esforço, num sobe-desce eternamente igual. Assim como a gravidade leva a rocha abaixo, os desejos humanos, quando amordaçados, recalcados e reprimidos, jamais perdem força. Pelo contrário, via-de-regra, revigoram-se, fortalecem-se. 

Numa certa etapa da história humana, acredita-se numa recompensa no além-mundo para os que tiverem vida regrada, ‘bem’ comportada. As mazelas da existência cessarão na morte, pois a seguir virá a paz eterna, destinada só para os "bons e pios", que se resignarem diante das dores deste mundo, tão efêmero. Crê-se em coisas como o Céu, o Inferno, e a Providência a proteger quem conseguir viver e não pecar. O sentido de se tolerar este mundo, está, pois, fora dele, a nos esperar depois da morte.
Desde o 
Renascimento, todavia, não se leva mais essa idéia de além-mundo a sério. É a isso esse que Nietzsche se refere quando Zaratustra anuncia que "Deus morreu".

Controlar impulsos pra ser recompensado no Além já não aplaca as dores de viver, como antes, é preciso fugir das fontes reais do sofrer inevitável. Impõe-se abafar todo impulso vivo, todo desejo portador da possibilidade de frustração, confronto, guerra, e destruição.

O convívio social, na metáfora do porco-espinho, de Schopenhauer, gera sempre, cedo ou tarde, cutucões sangrentos. Os espinhos vêm dos nossos desejos a confrontar-se com os quereres alheios. Instintos jamais são plenamente complementares entre indivíduos, exceto por breves períodos de ilusões compartilhadas.
A paz só se assegura através da negação, da recusa radical de tudo o que pode gerar risco, disputa ou frustração. Os Dias Perfeitos de Hirayama não podem ter envolvimento amoroso, apego afetivo, competição, corrida por dinheiro, vínculo familiar, ambição profissional. Tudo o que pode nos dar prazer é arriscado, gera conflitos e feridas mais ou menos cruentas, tantas vezes letais seja no curto ou no longo prazo. A ‘perfeição’ dos dias do protagonista está em contentar-se com esse seu único objetivo: a paz verdadeira e duradoura, que em nada se distingue da paz dos cemitérios.

Lembro aqui um aforisma da literatura brasileira, que ajuda a compreender a escolha de Hirayama:
Riobaldo Tatarana de "Grande Sertão, Veredas", do grande escritor filosofante, João Guimarães Rosa, diz:
'Viver é muito perigoso!'
Diante dessa verdade, a opção do 'último homem’[
letzter Mensch] de 'Assim falou Zaratustra’, que Hirayama encarna à perfeição, é esquivar-se a todos os perigos. Ele apenas perdura sobre a Terra, numa solidão atroz, vazia de toda expectativa.

                                                       ΩΩΩ

Dias Perfeitos 2023,de Wim Wenders

Obra-prima de Cinema e de Filosofia. Imperdível.

 

 

March 7, 2026

Nihilism and 'Perfect Days', a film by Wim Wenders










'The desert grows'. Nietzsche

A primary, crucial challenge for human societies has ever been (still is) to address the pervasive war of all against all, in such a way that individuals can survive and endure the pains coming from social coexistence. Our instincts, so powerful and irrational, often source of bloody and lethal disputes, must be tamed from birth. 

First human organized groups appeared concurrently with the first religions and laws, undoubtedly needed to mitigate the unavoidable suffering from confrontations emerging amidst human beings.
Yet, taming the more animalistic aspect of Homo sapiens is a feat worthy of Sisyphus, that mythological character whose punishment consists of carrying a tremendously heavy rock uphill. Once it reaches the summit, it always rolls back down, forcing him to repeat the same effort. And this up-and-down motion repeats itself eternally. Just as gravity pulls that boulder downward, human desires, when muzzled, repressed, and suppressed, never lose strength. On the contrary, when subject to opposing forces they often get stronger.
Up to a certain point in History, people believe there is a reward in the afterlife for living a righteous life, on the grounds that the pains of earthly existence will cease for the "good and pious," provided they resign themselves to the nonsensical hedonistic excesses of this ephemeral world.
Then, in those faith times, Heaven, Hell, and Providence guaranteed that those who managed to live without sin would be rewarded in the afterlife. Since the Renaissance, however, this idea of
​​a rewarding afterlife has no longer been taken seriously. Just that is what Nietzsche refers to when Zarathustra announces that "God is dead."


In a popularized Schopenhauer's metaphor human social interaction is analogous to porcupine's crowding to heat each other in hard winter. Sooner or later proximity causes bloody stings.
For us, thorns come from conflicting desires among group members, since most wants are never fully complementary to others, except for brief periods of shared illusions.

Nowadays, the afterlife is no longer enough to give meaning to the concrete, inevitable sufferings of life, nor is it even enough to make existence more bearable. Peace is only ensured by denial, through the radical rejection of everything that can generate conflict, frustration, and pain. Perfect days cannot involve romantic involvement, attachment to people, the desire to compete, the pursuit of money, family relationships, or professional ambition. Everything that can bring pleasure is risky, generating conflict and painful wounds, often lethal in the short or long term. Therefore, perfection can only come from settling for peace. A true and lasting peace, hardly distinguishable from the peace of cemeteries.

Brazilian literature offers us an aphorism related to Hirayama's choices:Riobaldo Tatarana, from "Grande Sertão: Veredas," by the great philosophizing writer João Guimarães Rosa, says:
"Living is very dangerous!"
From this truth, the choice of the "last human" [letzter Mensch] from "Thus Spoke Zarathustra," a figure Hirayama perfectly embodies, is to escape all dangers. He simply persists on Earth in terrible solitude, devoid of any expectations.

March 6, 2026

Nichilismo e 'Perfect Days', film di Wim Wenders (2023)

      'Il deserto cresce! Guai a chi nasconde i deserti!'                          F. Nietzsche

Una sfida primaria e cruciale per la vita umana in società è stata fin dall'inizio, e lo è tuttora, quella di affrontare la guerra di tutti contro tutti, affinché gli individui possano sopportare il dolore derivante dalla convivenza sociale.
I nostri istinti, così potenti e irrazionali, causa di dispute sanguinose e letali, devono essere addestrati fin dalla nascita.
I primi agruppamenti umani sono apparsi concomitantemente con e le prime religioni e le prime leggi sicuramente necessarie per mitigare l'inevitabile sofferenza dei confronti emersi nella convivenza sociale.
Eppure, domare l'aspetto più animale dell'Homo sapiens è un'impresa da Sisifo, quel personaggio mitologico la cui punizione divina consiste nel trasportare in salita un roccia tremendamente pesante che, una volta raggiunta la vetta, rotola sempre a valle, costringendolo a ripetere lo stesso sforzo. E questo movimento di su e giù si ripete eternamente. Proprio come la gravità attrae il masso verso il basso, i desideri umani, se imbavagliati, repressi e repressi, non perdono mai forza. Al contrario, spesso si rafforzano di fronte a forze contrarie.
Fino a un certo punto dell'umanità, si crede che ci sia una ricompensa nell'aldilà per coloro che vivono una vita retta; dolori dell'esistenza cesseranno per i "buoni e pii", purché si rassegnano davanti ai nonsensi di questo mondo effimero.
Allora, in quel mondo credente il Paradiso, l'Inferno e la Provvidenza avrebbero guarantito che coloro riusciti a vivere senza peccare sarebbero ricompensati nell'aldilà.
Dal Rinascimento, tuttavia, questa idea di ricompensa nell'aldilà non viene più presa sul serio. Questo è tutto a cui si riferisce Nietzsche quando nel Zarathustra annuncia che "Dio è morto".
L'interazione sociale, nella metafora del porcospino di Schopenhauer, genera sempre, prima o poi, pungoli sanguinosi. Le spine provengono dal confronto dei nostri desideri con quelli degli altri, mai pienamente complementari tra individui, se non per brevi periodi di illusioni condivise.
Oggigiorno, l'aldilà non ne basta più a dare un senso alle concrete, inevitabile sofferenze della vita, nemmeno basta per fare l'esistenza più sopportabile. La pace solo viene assicurata dalla negazione, attraverso il rifiuto radicale di tutto ciò che può generare conflitto, frustrazione e dolore. I giorni perfetti non possono implicare il coinvolgimento romantico, l'attaccamento alle persone, il desiderio di competere, la corsa al denaro, i rapporti familiari o l'ambizione professionale. Tutto ciò che può dare piacere è rischioso, genera conflitti e ferite più o meno dolorose, spesso letali nel breve o nel lungo termine. Pertanto, la perfezione può derivare solo dall'accontentarsi della pace. Una pace vera e duratura, difficilmente distinguibile dalla pace dei cimiteri.
La letteratura brasiliana ci dà un aforisma intorno alle scelte di Hirayama:
Riobaldo Tatarana da "Grande Sertão: Veredas", del grande scrittore filosofante João Guimarães Rosa, dice:

"Vivere è molto pericoloso!"

Da questa verità, la scelta dell'ultimo uomo" [letzter Mensch] da "Così parlò Zarathustra", figura che Hirayama incarna perfettamente, è quella di sfuggire a tutti i pericoli. Si limita a perdurare sulla Terra in una terribile solitudine, privo di ogni aspettativa.

March 2, 2026

Maniqueísmo Esquerda-Direita: Preguiça ou Miséria de Pensamento?

O erro grosseiro dos maniqueístas, desde a antiguidade, não está propriamente em afirmar que Bem e Mal existam, e que travem luta perpétua. Seu erro tampouco está em sua firme escolha pelo que tomam como o melhor, ditado pelo Bem.
Tal critério é inerente a nossa condição racional, por mais que nos leve a erros. Jamais um ser humano poderá deixar de fazer o que lhe parece a melhor escolha dentre as ações com que se defronta, e dadas as informações de que dispõe.

A miséria intelectual do maniqueísmo se revela com toda nitidez nos seguintes traços:

1) Bem e Mal são tratados como opostos absolutos;
2) E pior, mesmo quando se tem consciência de sua oposição apenas relativa, a boa e a má escolha são tidas por fixas, rigidamente determinadas. O que parece conformar-se com a incapacidade humana de perceber que Bem e Mal jamais estão numa relação de oposição estática! Sua coexistência se faz sempre através de interação dinâmica, qual seja, o que hoje é uma boa ação, amanhã pode tornar-se um algo maléfico, seja sobre o próprio agente, seja sobre outrem, seja sobre comunidades, nações, etc. Aquilo que em certo momento e lugar produz resultados louváveis pode, logo a seguir, e/ou em outro local, mostrar-se a priori como portador de efeitos nefastos caso repetido, mesmo que com modo e intenções idênticos.
Evidentemente é bem mais difícil lidar com essa concepção dinâmica de certo e errado, justo e injusto, bem e mal. Demanda vigilância, informação, questionamentos constantes, flexibilidade, interação profunda com os supostos inimigos, capacidade de dar-lhes ouvidos, de interpretar seus textos, etc. Demanda estudo e dedicação incessantes. Pode deixar-nos inseguros.
Salta a nossos olhos, portanto, que muitos optam por refugiar-se no maniqueísmo simplesmente em razão da lei do mínimo esforço, por simples comodismo ou preguiça!
Quando conheci a "esquerda", nos idos de nossa triste ditadura, identifiquei-me com a mais nuclear de suas idéias: era 'preciso acabar com a exploração do trabalho do ser humano por outro homem!' Tínhamos que 'acabar com a miséria de legiões de famintos, era preciso libertar o pobre dos grilhões do Estado ditatorial que garantia a expropriação de sua mais-valia, era preciso que o trabalhador pudesse produzir em nome de seus próprios interesses. E não pra enriquecer outrem!' Bravos e belos ideais!

Recentemente, uma colega dos tempos do curso de graduação em medicina, me veio com este comentário: "continuamos sendo de esquerda, lutamos por um mundo melhor, bem ao contrário de você".
Inspirada certamente pelos "consensos" partidários fabricados à moda de Josef Stalin, portanto, com essas palavras arrogava-se:

1) saber com clareza o que significa ser "de esquerda" neste nosso momento político;

2) pensar que ser de "esquerda" é preferir o Bem, e rejeitar o Mal;

3) antever o caminho certo pra levar os "legítimos interesses das classes trabalhadoras" (jargão dito de 'esquerda') ao poder;

Cá pra mim, abandonei esse clichê "esquerda versus direita", quando me dei conta, antes de mais nada, da simplificação grosseira em que implicava. Logo se percebia haver na "esquerda" daquele tempo, e por todo o mundo, um grande número de correntes, em luta sangrenta, até entre elas mesmas, todas presumivelmente merecedoras desse mesmo rótulo 'santificado'.
O que teriam em comum grupos tão divergentes, e tantas vezes, inimigos? O ideal de fortalecimento do Estado, contra a iniciativa privada exploradora da mais-valia dos trabalhadores? Seria essa uma idéia comum com suficiente força pra unir Deng Xiao Ping, Fidel Castro, Lula, Pol Pot, a guerrilha colombiana, o Partido Comunista Italiano (então ainda na ativa), o PCdoB, o PCB, etc, etc de um mesmo lado? Se fosse conceito de base literalmente 'geométrica' talvez não gritasse tanto nele o absurdo!
A China de hoje, a meu ver, e sem esboçar qualquer juízo político de valor, mantém uma rígida e cruel ditadura muito semelhante à italiana da década de 30. [Quem percebe diferenças, que as alinhe abaixo, por favor!]. E se diz que é governada por um "Partido Comunista". Pergunto: faz sentido dizer-se que seu governo é de "esquerda"?
A ditadura da Coréia do Norte, indo de pai para filho há tantas décadas, não se teria tornado hereditária? Algo semelhante não se passou em Cuba, dirigida pela família Castro desde 1959? Tratar-se-ia quem sabe de 'monarquias comunistas'? Ou será que se poderá um dia identificar algo como um DNA de "esquerda"? Poderia algum tipo de regime hereditário, quase-monárquico, ser considerado compatível com os ideais igualitários de Karl Marx?
Os movimentos de libertação das ex-colônias européias na Africa, ditos de "esquerda marxista", trouxeram uma diminuição da pobreza, do sofrimento, da miséria e da exploração da gente humilde daqueles países? Ou, pelo contrário, acarretaram uma ainda maior desigualdade social, tornada mais rígida por ditaduras que reforçam e perpetuam o encastelamento de uns poucos ricos no poder?
E ainda neste nosso século XXI, gente stalinista vem dizer-nos, supostamente em nome de estratégia inspirada numa sociedade igualitária futura, idealizada por Marx, que os genocídios levados a efeito por partidários de Stalin, Mao, Pol Pot, entre tantos, se justificam por suas boas intenções?! Que Horror!
Stalin, dizia-se e repetia-se, como que por automatismo que dispensava explicação, seria "de esquerda", já Hitler "de direita"...
"Mas ambos não foram igualmente demoníacos?", pensei um dia cá comigo. "Difícil, impossível, imaginar qual desses genocidas foi pior".
Um colega de faculdade, ao ouvir essa minha ponderação acima, quase foi dizendo: "mas o russo era bem intencionado".
Engoliu a frase, pois lembrar das dezenas (ou centenas?) de milhões de civis inocentes mortos de um lado, idem de outro, me deixou com expressão de forte asco imediatamente ao intuir que meu interlocutor, o P., estava por esboçar a defesa, ainda que fraca, de um deles.
O grande Karl Marx, tão desastrosamente vilipendiado por gente que se dizia e se diz de "esquerda" nos deixou a seguinte frase, plena de verdade:

"Der Weg zur Hölle ist mit guten Vorsätzen gepflastert."

"O caminho que leva ao Inferno é recoberto de boas-intenções."

Essas senhoras e esses senhores que fazem cara feia, literalmente torcem o nariz, quando declaramos já não poder entender o que querem dizer com esse seu suposto "Bem" inquestionável e absoluto, "a esquerda"; e que, se lhes dizemos que dividir a política nesses dois "lados geométricos" carece hoje do menor dos sentidos, acusam-nos, dedo em riste, até pelo simples fato de já não poder contar-nos ao "lado dos que querem melhorar o mundo" são grosseira e gortescamente maniqueístas!
E esse seu maniqueísmo é estático, rígido, perigoso. Muito perigoso! Tão perigoso quanto certas seitas fundamentalistas. É parte do núcleo de toda forma muito medíocre de crença ou crendice.

              ΩΩΩΩΩΩ
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February 24, 2026

Há Limites para o Conhecimento Científico?



Em busca de uma reposta a essa questão dos limites da ciência, comecemos recordando um mito que está na base da cultura do Ocidente, qual seja, o relato contido no Gênesis sobre o primeiro de todos os pecados humanos. Apesar da advertência de Deus para não provar do fruto da árvore da sabedoria, Eva não se absteve de comê-lo, e levou Adão a fazer o mesmo. Em conseqüência dessa desobediência, ambos foram expulsos do paraíso, e seus descendentes terão que pagar por essa sua falta, enquanto existirem humanos sobre a Terra.
Muitos estudiosos de religião afirmam que esse mito não deve ser lido como alegoria, mas sim, compreendido literalmente. Aqui, por discordar desse ponto de vista, tentamos interpretá-lo alegoricamente.
Os trabalhos de Kepler, Galileu e Newton descartaram o núcleo da física de Aristóteles. Uma visão de mundo mecanicista surgiu a partir dessa revolução na ciência, levando mesmo a questionamentos sobre se o Homo sapiens ainda deve ser considerado a mais importante dentre todas as criaturas. Afinal, a Terra não está mais no centro do Universo, bem diferente disso, é apenas mais um pequeno planeta entre outros.
No século XIX, Laplace teve até mesmo a ousadia de postular que toda a eternidade poderia ser detalhadamente conhecida, seja rumo ao passado, seja rumo ao futuro, caso pudéssemos capturar, em determinado instante, todos os estados e todas as leis do Universo. Para um bom entendedor, o que esse matemático quis mostrar foi que o ser humano, num Universo regido por rígidas leis mecânicas, poderia vir a tornar-se tão sábio e poderoso quanto o Deus criador. Bastante pretensioso! Muitos filósofos e cientistas do século XIX deram passos bem semelhantes a esses, levando ao florescimento do positivismo. A razão humana onipotente não encontraria obstáculo algum para seguir firme rumo ao saber absoluto.
Algumas décadas depois, porém, as teorias da relatividade de Einstein e a Mecânica Quântica puseram abaixo esse "castelo de cartas"!
Fato é que em cada período da história humana é dominado por uma visão de mundo, baseada em teorias científicas tidas por verdadeiras, que, cedo ou tarde, terminam ultrapassadas por novas e melhores interpretações dos dados colhidos na experiência do mundo.
Sempre que o tema refutabilidade das teorias é posto a uma platéia de jovens entusiastas do progresso científico surge a pergunta:
"As geniais descobertas de Einstein, que até hoje mal podemos compreender, não serão imunes a refutação?".
A que respondemos:
"Não, de jeito nenhum, jovem! Essa sua pergunta denota uma expecativa ingênua, já que nenhuma teoria pode ser imune a tornar-se ultrapassadas!”
Talvez retruquem:
Albert Einstein foi um gênio extraordinário, um cérebro poderosíssimo, como nunca se viu, ouviu, ou leu!"
Analisando a história da ciência, não é difícil perceber que nenhuma teoria pôde nem poderá jamais ser considerada definitiva. São todas provisórias, as melhores delas sempre devem estar à espera de um ou mais dados novos de observação que a neguem, a falsifiquem. Quando um suposto cientista tenta blindar suas teorias contra a possibilidade de refutação por novas observações, abandona a ciência e se torna um simples charlatão, um "vendedor de óleo de cobra". Esteja ciente, jovem, de que existem muitos desses pseudo-cientistas!
Por ser essencialmente provisório [evidência metafísica que surge no núcleo das próprias ciências empíricas], o conhecimento científico nos aponta para o verdadeiro significado do 'Fruto Proibido' do Genesis. Vejamos:
O conhecimento absoluto nunca será acessível a nenhum ser humano, pois apenas verdades relativas e provisórias podem chegar a nossa consciência.
Uma teoria científica refutável é o melhor "fruto que podemos digerir". O máximo grau de verdade acessível a nossa capacidade de conhecer. Ainda que cientes disto, nunca deixaremos de dar ouvidos ao blá-blá-blá da 'serpente' que tenta fazer-nos olhar para as teorias do presente [da hora!] como "verdades definitivas" (ou seja, sugerir que 'comamos dos frutos proibidos') para nos tornar tão onipotentes quanto o Deus bíblico.

Quão ingênuo precisa ser alguém pra levar a sério as palavras dessa "serpente"!


***Nossa resposta envolve uma opção metafísica, pois se baseia em expectativa que só se comprovará com fatos futuros. Não podemos prová-la, apenas especular que nunca haverá teoria que esgote o mundo observado.