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March 22, 2026

Eros and Thanatos: Reality, Existence, World

A loose idea, jotted down in an old school notebook, dated July 27, 1999, and rediscovered by chance 11 years later:

Human existence is a dialogue between Narcissus and Death.

It could also be:

Time is a dialogue between Narcissus  and Death.

                        ΩΩΩ

The painting is a Caravaggio Amor Vincit Omnia, 1602. This is Eros (Cupid) as a child.

Eros e Thanatos: Realtà, Vita, Mondo

Un'idea libera, annotata in un quaderno consunto, datata 27 luglio 1999 e riscoperta 11 anni dopo:

"L'esistenza umana è un dialogo tra Narciso e la morte."

Potrebbe anche essere:

"Il tempo è un dialogo fra Narciso e la morte."

                ΩΩΩ

La pittura è un Caravaggio, dal 1602, Si tratta di Eros (Cupido) da fanciullo.

March 13, 2026

Niilismo e "Dias Perfeitos", filme de Wim Wenders.

'O deserto cresce! Ai de quem esconde desertos!' Nietzsche

Desafio primordial para a vida humana em sociedade foi, e é, lidar com a guerra de todos contra todos, de modo a que os indivíduos suportem as dores decorrentes do  convívio. Pra isso, nossos instintos, tão poderosos quanto irracionais, frequentemente fonte de conflitos sangrentos e letais, precisam ser domados desde o nascimento.
Entretanto, domar o que há de mais indômito no Homo sapiens, é uma tarefa de Sísifo, aquele cujo castigo divino é levar morro acima rocha pesadíssima, que, ao chegar no cume, rola sempre de volta ao vale, exigindo a repetição do mesmo esforço, num sobe-desce eternamente igual. Assim como a gravidade leva a rocha abaixo, os desejos humanos, quando amordaçados, recalcados e reprimidos, jamais perdem força. Pelo contrário, via-de-regra, revigoram-se, fortalecem-se. 

Numa certa etapa da história humana, acredita-se numa recompensa no além-mundo para os que tiverem vida regrada, ‘bem’ comportada. As mazelas da existência cessarão na morte, pois a seguir virá a paz eterna, destinada só para os "bons e pios", que se resignarem diante das dores deste mundo, tão efêmero. Crê-se em coisas como o Céu, o Inferno, e a Providência a proteger quem conseguir viver e não pecar. O sentido de se tolerar este mundo, está, pois, fora dele, a nos esperar depois da morte.
Desde o 
Renascimento, todavia, não se leva mais essa idéia de além-mundo a sério. É a isso esse que Nietzsche se refere quando Zaratustra anuncia que "Deus morreu".

Controlar impulsos pra ser recompensado no Além já não aplaca as dores de viver, como antes, é preciso fugir das fontes reais do sofrer inevitável. Impõe-se abafar todo impulso vivo, todo desejo portador da possibilidade de frustração, confronto, guerra, e destruição.

O convívio social, na metáfora do porco-espinho, de Schopenhauer, gera sempre, cedo ou tarde, cutucões sangrentos. Os espinhos vêm dos nossos desejos a confrontar-se com os quereres alheios. Instintos jamais são plenamente complementares entre indivíduos, exceto por breves períodos de ilusões compartilhadas.
A paz só se assegura através da negação, da recusa radical de tudo o que pode gerar risco, disputa ou frustração. Os Dias Perfeitos de Hirayama não podem ter envolvimento amoroso, apego afetivo, competição, corrida por dinheiro, vínculo familiar, ambição profissional. Tudo o que pode nos dar prazer é arriscado, gera conflitos e feridas mais ou menos cruentas, tantas vezes letais seja no curto ou no longo prazo. A ‘perfeição’ dos dias do protagonista está em contentar-se com esse seu único objetivo: a paz verdadeira e duradoura, que em nada se distingue da paz dos cemitérios.

Lembro aqui um aforisma da literatura brasileira, que ajuda a compreender a escolha de Hirayama:
Riobaldo Tatarana de "Grande Sertão, Veredas", do grande escritor filosofante, João Guimarães Rosa, diz:
'Viver é muito perigoso!'
Diante dessa verdade, a opção do 'último homem’[
letzter Mensch] de 'Assim falou Zaratustra’, que Hirayama encarna à perfeição, é esquivar-se a todos os perigos. Ele apenas perdura sobre a Terra, numa solidão atroz, vazia de toda expectativa.

                                                       ΩΩΩ

Dias Perfeitos 2023,de Wim Wenders

Obra-prima de Cinema e de Filosofia. Imperdível.

 

 

SU METODOLOGIA: Un Essere Bio-Psico-Sociale, Cos'è?

Ciò che distingue la scienza dal mito?
A che ora i primi esseri umani hanno potuto mettere da parte la visione mitologica del mondo e della vita , e iniziare le indagini della scienza?
Sicuramente solo dopo di avere la capacità di dubitare delle ' verità ' stabilite.
Mentre solo accettiamo quello che ci insegnano come se fosse la "verità" finita, non possiamo immaginare nuove ipotesi, senza le quali soltanto imitiamo (come scimmie) ciò che altri hanno fatto prima. Sarà stato forse l'inizio effettivo della specie Homo sapiens quel momento in cui la prima scimmia ha potuto concepire i primi dubbi?
Se diciamo che il sole è il dio da chi la luna nasce ogni tramonto, e lo ripetiamo per le generazioni future, non siamo ancora neanche pre-scienziati! A rigor di termini, non possiamo dire ancora che davvero siamo capaci di pensare! Chi non può avere dei dubbi è solo in grado di imitare, come scimmia, senza mai pensare (da sé stesso) . L'espressione ingenua " lui o lei agisce in conformità con il suo pensiero", spesso usata , contiene una tautologia ovvia , perché non stiamo esercitando la facoltà di pensare , se solo ripetiamo le idee altrui!
Evidentemente, il progresso della scienza presuppone sempre l'accumulazione e la trasmissione del sapere alle nuove generazioni , e suona quasi come una banalità dire che non può mai cessare.
Copernico era in grado di progettare il suo enorme salto dal sistema tolemaico a quello eliocentrico solo dopo rifiutare il dogma assoluto che la Terra fosse al centro dell'universo . Galileo , cercando di dimostrarlo con il suo telescopio , è stato costretto a tacere sotto minaccia di morte sul rogo per ordine di potenti demoniaci inquisitori.
Newton, dopo seriamente dubitare che la fisica aristotelica fossi la migliore descrizione del mondo, è stato in grado di costruire la sua magnifica teoria della gravitazione.
Tanto maggiore è la capacità di mettere le conoscenze precedentemente acquisite in dubbio coerente , maggiore il genio di uno scienziato.
Albert Einstein , da mettere in dubbio radicalmente i sistemi dei suoi predecessori , è stato in grado di superare tutti con le sue teorie della relatività , che noi laici tanto vorremmo un giorno capire, eppure ... E questa stessa è la nostra denuncia davanti alla Fisica Quantistica, alla teoria delle stringhe , ai buchi neri , al bosone di Higgs, ecc, ecc.
Tuttavia tutti questi strani concetti relativi alla fisica contemporanea hanno da tempo invaso la nostra vita quotidiana , che ci piaccia o no, perché una miriade di gadget high -tech usati oggi fa uso di essi.
Sì, mettere qualsiasi di queste concetti produttivamente in dubbio può essere compito soltanto per gli esperti.
Pertanto, perché la scienza progredisca , non basta la trasmissione di conoscenze confettate dalle generazioni precedenti , è anche essenziale che l'insieme di teorie accettate sia messo costantemente a controllare! Attraverso il dubbio metodologica rigorosamente condotto, che conserva le domande passate dela scienza , chiedere incessantemente le sue conclusioni , ma anche i suoi assiomi, i suoi costrutti di base e tutto quello che da loro derivano , sempre avendo il coraggio di lanciare e testare nuove ipotesi e di speculare!
Corollario del paragrafo precedente è che tutta la scienza, così come ogni altro tipo di conoscenza può essere solo provvisorio, perché non potrà mai essere dato ad alcun essere umano qualsiasi sapere assoluto.
Il mito di Adamo ed Eva e la loro seduzione dal serpente , che li porta ad assaggiare il frutto proibito dell'albero della sapienza, sembra essere un interessante allegoria di questa limitazione umana: saremo per sempre infelici se prendiamo qualsiasi una tra le nostre verità come assoluta. Tutto quello che un essere umano può conoscere riguarda soltanto il nostro mondo finito, é sempre relativo. Sicuramente l'assoluto, la perfezione non appartengono alla nostra vita e non riusciremo mai a raggiungerli.
Qui possiamo chiederci se il dubbio è così importante solo nel regno della scienza.
Cercheremo una risposta in altro post.

[Dal 16/6/2016]

March 7, 2026

Nihilism and 'Perfect Days', a film by Wim Wenders










'The desert grows'. Nietzsche

A primary, crucial challenge for human societies has ever been (still is) to address the pervasive war of all against all, in such a way that individuals can survive and endure the pains coming from social coexistence. Our instincts, so powerful and irrational, often source of bloody and lethal disputes, must be tamed from birth. 

First human organized groups appeared concurrently with the first religions and laws, undoubtedly needed to mitigate the unavoidable suffering from confrontations emerging amidst human beings.
Yet, taming the more animalistic aspect of Homo sapiens is a feat worthy of Sisyphus, that mythological character whose punishment consists of carrying a tremendously heavy rock uphill. Once it reaches the summit, it always rolls back down, forcing him to repeat the same effort. And this up-and-down motion repeats itself eternally. Just as gravity pulls that boulder downward, human desires, when muzzled, repressed, and suppressed, never lose strength. On the contrary, when subject to opposing forces they often get stronger.
Up to a certain point in History, people believe there is a reward in the afterlife for living a righteous life, on the grounds that the pains of earthly existence will cease for the "good and pious," provided they resign themselves to the nonsensical hedonistic excesses of this ephemeral world.
Then, in those faith times, Heaven, Hell, and Providence guaranteed that those who managed to live without sin would be rewarded in the afterlife. Since the Renaissance, however, this idea of
​​a rewarding afterlife has no longer been taken seriously. Just that is what Nietzsche refers to when Zarathustra announces that "God is dead."


In a popularized Schopenhauer's metaphor human social interaction is analogous to porcupine's crowding to heat each other in hard winter. Sooner or later proximity causes bloody stings.
For us, thorns come from conflicting desires among group members, since most wants are never fully complementary to others, except for brief periods of shared illusions.

Nowadays, the afterlife is no longer enough to give meaning to the concrete, inevitable sufferings of life, nor is it even enough to make existence more bearable. Peace is only ensured by denial, through the radical rejection of everything that can generate conflict, frustration, and pain. Perfect days cannot involve romantic involvement, attachment to people, the desire to compete, the pursuit of money, family relationships, or professional ambition. Everything that can bring pleasure is risky, generating conflict and painful wounds, often lethal in the short or long term. Therefore, perfection can only come from settling for peace. A true and lasting peace, hardly distinguishable from the peace of cemeteries.

Brazilian literature offers us an aphorism related to Hirayama's choices:Riobaldo Tatarana, from "Grande Sertão: Veredas," by the great philosophizing writer João Guimarães Rosa, says:
"Living is very dangerous!"
From this truth, the choice of the "last human" [letzter Mensch] from "Thus Spoke Zarathustra," a figure Hirayama perfectly embodies, is to escape all dangers. He simply persists on Earth in terrible solitude, devoid of any expectations.

March 6, 2026

Nichilismo e 'Perfect Days', film di Wim Wenders (2023)

      'Il deserto cresce! Guai a chi nasconde i deserti!'                          F. Nietzsche

Una sfida primaria e cruciale per la vita umana in società è stata fin dall'inizio, e lo è tuttora, quella di affrontare la guerra di tutti contro tutti, affinché gli individui possano sopportare il dolore derivante dalla convivenza sociale.
I nostri istinti, così potenti e irrazionali, causa di dispute sanguinose e letali, devono essere addestrati fin dalla nascita.
I primi agruppamenti umani sono apparsi concomitantemente con e le prime religioni e le prime leggi sicuramente necessarie per mitigare l'inevitabile sofferenza dei confronti emersi nella convivenza sociale.
Eppure, domare l'aspetto più animale dell'Homo sapiens è un'impresa da Sisifo, quel personaggio mitologico la cui punizione divina consiste nel trasportare in salita un roccia tremendamente pesante che, una volta raggiunta la vetta, rotola sempre a valle, costringendolo a ripetere lo stesso sforzo. E questo movimento di su e giù si ripete eternamente. Proprio come la gravità attrae il masso verso il basso, i desideri umani, se imbavagliati, repressi e repressi, non perdono mai forza. Al contrario, spesso si rafforzano di fronte a forze contrarie.
Fino a un certo punto dell'umanità, si crede che ci sia una ricompensa nell'aldilà per coloro che vivono una vita retta; dolori dell'esistenza cesseranno per i "buoni e pii", purché si rassegnano davanti ai nonsensi di questo mondo effimero.
Allora, in quel mondo credente il Paradiso, l'Inferno e la Provvidenza avrebbero guarantito che coloro riusciti a vivere senza peccare sarebbero ricompensati nell'aldilà.
Dal Rinascimento, tuttavia, questa idea di ricompensa nell'aldilà non viene più presa sul serio. Questo è tutto a cui si riferisce Nietzsche quando nel Zarathustra annuncia che "Dio è morto".
L'interazione sociale, nella metafora del porcospino di Schopenhauer, genera sempre, prima o poi, pungoli sanguinosi. Le spine provengono dal confronto dei nostri desideri con quelli degli altri, mai pienamente complementari tra individui, se non per brevi periodi di illusioni condivise.
Oggigiorno, l'aldilà non ne basta più a dare un senso alle concrete, inevitabile sofferenze della vita, nemmeno basta per fare l'esistenza più sopportabile. La pace solo viene assicurata dalla negazione, attraverso il rifiuto radicale di tutto ciò che può generare conflitto, frustrazione e dolore. I giorni perfetti non possono implicare il coinvolgimento romantico, l'attaccamento alle persone, il desiderio di competere, la corsa al denaro, i rapporti familiari o l'ambizione professionale. Tutto ciò che può dare piacere è rischioso, genera conflitti e ferite più o meno dolorose, spesso letali nel breve o nel lungo termine. Pertanto, la perfezione può derivare solo dall'accontentarsi della pace. Una pace vera e duratura, difficilmente distinguibile dalla pace dei cimiteri.
La letteratura brasiliana ci dà un aforisma intorno alle scelte di Hirayama:
Riobaldo Tatarana da "Grande Sertão: Veredas", del grande scrittore filosofante João Guimarães Rosa, dice:

"Vivere è molto pericoloso!"

Da questa verità, la scelta dell'ultimo uomo" [letzter Mensch] da "Così parlò Zarathustra", figura che Hirayama incarna perfettamente, è quella di sfuggire a tutti i pericoli. Si limita a perdurare sulla Terra in una terribile solitudine, privo di ogni aspettativa.