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August 5, 2026

Remembering and Rejoicing!

Messalina e La Verità



Baccanal, by Franz von Stuck

Da millenni, filosofi e scienziati ricercano verità di valore universale. Eppure, è piuttosto curioso che esistano innumerevoli definizioni di ciò che questa "signora" tanto ambita possa effettivamente essere. È possibile che così tante persone la cerchino senza sapere veramente cosa sia la verità? Ciononostante, tutti sembrano concordare sul fatto che le verità esistano. E tutto lascia pensare che — almeno in questa accezione plurale — nessuno oserebbe negarlo. L'idea di verità è forse soltanto un concetto strumentale, uno strumento per rapportarsi al mondo e costruire teorie a loro volta anche non più che strumentali?
La questione si fa davvero complessa quando due o più presunte verità entrano in conflitto. Su cosa si fonda l'attribuzione di verità a un'affermazione riguardante un qualsiasi fatto, ipotesi o teoria? E come distinguiamo, da un punto di vista morale ed etico, la verità dalla menzogna? Probabilmente Kant commise il suo errore più grave a questo proposito, sostenendo che un essere umano non dovrebbe mai scegliere di mentire — che farlo è sempre eticamente riprovevole. Eppure, non è difficile immaginare una situazione che riveli l'assurdità di tale visione: un rivoluzionario si nasconde in casa vostra durante una sanguinosa dittatura. Arriva la polizia politica e chiede: "[Tizio] si nasconde in questa casa?" Dire la verità significherebbe consegnare il fuggitivo ai suoi probabili carnefici e rendersi complici del potere illegittimo dei dittatori: atti eticamente ripugnanti.
Questo esempio chiarisce inoltre come potere, legittimità, etica e verità siano indissolubilmente intrecciati.
Nietzsche ha smantellato l'idea che la verità possa essere pura e indipendente da qualsiasi prospettiva umana. In altre parole, ha escluso l'esistenza di una verità assoluta, sostenendo che tutte le verità sono subordinate a interessi mai del tutto espliciti — spesso celati o addirittura inconsci per chi li enuncia. Il punto, dunque, non è negare l'esistenza delle verità, bensì evidenziare che esse scaturiscono da prospettive e comportano specifiche relazioni di potere sociale e politico. In sintesi, le verità sono sempre relative. Nella vita quotidiana, ci imbattiamo spesso in situazioni — familiari, sociali o politiche — che vedono contrapposte "verità" in competizione. I sostenitori di una determinata opinione argomentano la propria posizione invocando logica, coerenza, principi etici o religiosi, o persino teorie scientifiche, a sostegno della loro scelta che proclamano di essere *la* verità.
È evidente quanto questi dibattiti rivestano un ruolo significativo nelle nostre vite. È inoltre degno di nota quanto le passioni vi interferiscano pesantemente, prevalendo di solito sugli elementi presumibilmente razionali della discussione.
Mi pare sia ben nota la figura di quello, o quella, che si comporta come se avesse il monopolio della verità: quel personaggio singolare che non ascolta mai ciò che dicono gli altri, soprattutto quando la sua "verità" viene messa in discussione. A nulla valgono le prove contrarie: la sua opinione resta immutabile, inespugnabile e immune a qualsiasi possibile confutazione. Tipicamente, storce il naso e volta le spalle ai dissidenti. Ricorda il proverbiale «cieco che si rifiuta di vedere». È sconfortante osservare quanto sia diffuso questo atteggiamento tra i politici di ogni lato.
Eppure, non è solo in ambito ideologico, politico o religioso che emergono individui convinti di detenere l'esclusiva della verità; figure simili si ritrovano spesso anche tra i grandi scienziati. Freud vigilava severamente sui discepoli che avrebbero osavato mettere in dubbio i suoi dogmi; Einstein, si dice, ha resistito alla Fisica Quantica perché non accetò il fatto che Dio potesse giocare a dadi. Tutto lascia pensare che si tratti di una debolezza intrinseca dell'*Homo sapiens*. È motivo di tristezza? O dovremmo accogliere l'*amor fati* No, non c'è da lamentarsi della piccolezza umana! *Amor fati*. È semplicemente ciò che siamo: esseri umani... fin troppo umani.
Non so se la verità possieda un'essenza capace di restare immutata nel tempo. Qualche giorno fa mi è venuta in mente un'analogia che coinvolge un certo archetipo umano: una figura incarnata innumerevoli volte da personaggi storici, ma riscontrabile ovunque. La figura di Messalina ricorre spesso nella storia di Roma. Sposò l'imperatore Claudio a quattordici anni; lui era suo zio e ne aveva già quarantotto al momento dell'unione. Non esistono fonti affidabili che rivelino l'impatto di tale divario di età sulla natura del loro rapporti intimi. Ciò che è noto è che la giovane non limitò mai i suoi rapporti sessuali al marito imperatore. Né lui glielo rimproverava. Si potrebbe persino immaginare che godesse anche lui di quell'eccesso di passione erotica della sua focosa moglie, che di sicuro veniva esacerbata da quella libertà di prendersi chiunque volesse, quando voleva.
Messalina era solita organizzare orge pubbliche nelle piazze di Roma; in un'occasione, sfidò un'altra giovane donna di grande bellezza a una gara per stabilire chi delle due riuscisse ad avere rapporti sessuali completi (culminanti nell'orgasmo) con il maggior numero di uomini in un solo pomeriggio. L'imperatrice vinse la sfida con ben venticinque scopate!
Ecco la natura della verità: è come Messalina — donna di sfrenata lascivia — che non apparterrà mai veramente a nessuno, anche se un potere superiore (come Claudio) venisse dichiarato suo proprietario. 
Chiunque può godersi una scopata magnifica con la verità, ovunque, dappertutto, a patto che il caso e le circostanze siano dalla sua parte. Dopotutto, chi può sapere in anticipo verso dove si volgerà il desiderio di una donna, e per quanto tempo?
Se senti di essere il "padrone della bella donna" — che una splendida verità ti si sia rivelata direttamente, magari una meravigliosa verità vergine come quella apparsa a Einstein quando scoprì la relatività — allora assapora la tua fortuna, il tuo piacere e il suo. Chissà i vostri piaceri si moltiplicheranno, portando a innumerevoli altri incontri.
"Ma il mattino seguente, non contare fino a venti": stattene alla larga! Messalina muore se provi a rinchiuderla in gabbia! Lasciala "libera di amare, di andare dove vuole, di essere ciò che lei è".

August 3, 2026

Messalina e A Verdade

Filósofos e cientistas há milênios buscam verdades de valor universal. Bem curioso, porém, o fato de que são inúmeras as definições do que possa ser essa tão desejada dama. Será que tantos a procuram mesmo sem saber bem o que é uma verdade? A despeito disso, todos parecem concordar que existem as tais verdades. E, tudo indica que, ao menos nesse sentido plural, ninguém se atreveria a negar isso. Seria a idéia de verdade apenas um conceito instrumental, uma ferramenta pra lidarmos com o mundo, construindo teorias também instrumentais?
A questão se complica pra valer é no confronto entre duas ou mais supostas verdades. O que fundamenta uma atribuição de verdade a um enunciado sobre qualquer fato, hipótese ou teoria? E como, do ponto de vista moral e ético, se distingue uma verdade de uma mentira? Kant teria cometido a respeito talvez seu erro mais grosseiro, afirmando que jamais um ser humano deve optar por mentir, isto seria sempre condenável. É fácil, porém, imaginar situação que prova o absurdo disso: numa ditadura sangrenta, um revolucionário se esconde na tua casa. Chega a polícia política e te pergunta: “Fulano está escondido nesta casa?” Dizer a verdade equivale a entregar o fugitivo a seus prováveis assassinos, compactuar o poder ilegítimo dos ditadores, o que é eticamente abominável.
Desse exemplo também fica claro que poder, legitimidade, ética e verdade estão inextricavelmente emaranhados.
Nietzsche pôs abaixo a idéia de que a verdade pode ser pura, e independente de qualquer ponto-de-vista humano. Em outros termos, exclui que exista qualquer verdade absoluta, pois todas as verdades vêm sempre subordinadas a interesses nunca explícitos, tantas vezes escamoteados, ou mesmo inconscientes a quem as profere. Não se trata, pois,  de negar a existência de verdades, mas de apontar serem decorrentes de perspectivas, implicando relações determinadas de poder social e político. Em outros termos, verdades são sempre relativas.
Na vida quotidiana é frequente encontrar situações, familiares, sociais ou políticas de conflito entre supostas verdades, em que os defensores de uma opinião argumentam, invocando lógica, coerência, princípios éticos, religiosos, ou mesmo teorias científicas para fundamentar a opção pelo que proclamam ser "A" verdade.
É notório o quanto esses debates são parte importante de nossas vidas. É também digno de nota o quanto as paixões interferem neles, e via-de-regra, levam a melhor sobre os supostos vetores racionais da argumentação.
Creio ser muito bem conhecida a noção de “dono da verdade”, aquela figura estranha que jamais dá ouvidos ao que lhe digam, sobretudo caso se ponha em xeque aquilo que ele/ela, ou seu grupo etc., já decidiram ser “a verdade”. Por mais que haja evidências a contrariá-los, sua opinião está previamente fechada, inexpugnável, vacinada contra qualquer refutação possível. Tipicamente, torcem o nariz e voltam as costas aos discordantes. Lembram o caso do famoso “cego que não quer ver”.
Triste constatar que essa atitude é bem comum entre políticos de qualquer lado.
Ora, mas nem só em questões ideológicas, políticas, ou religiosas pipocam seres que se julgam únicos proprietários da verdade, também entre grandes cientistas eles saltam tantas vezes: Freud patrulhava os discípulos que pusessem em dúvida seus dogmas; Einstein queria que Deus não jogasse dados... Tudo indica que essa é uma fraqueza inerente ao Homo sapiens. Isso é triste? Ou devemos invocar o amor fati, e construir algo maior, dada essa nossa limitação?
Não, nada de lamentar a pequenez humana! Amor fati. É o que temos: somos seres humanos, demasiado humanos.
Não sei se a verdade pode ter algum tipo de essência, invariável no tempo. Ocorreu-me, há uns dias, uma analogia com um tipo humano, corporificado inúmeras vezes por personagens históricas, mas sempre encontradiça por toda parte.
Muito falada na História de Roma, a figura de Messalina. Casou-se com o imperador Claudio, aos 14 anos. Ele era seu tio, e contava já 48 anos ao casarem. Não se sabe, de fonte neutra, que impacto teve essa diferença de idade no tipo de relação entre eles. O que se sabe é que a jovem nunca se limitou a ter relações sexuais apenas com seu marido. E este não a censurava por isso, sendo até de se imaginar que usufruísse do transbordamento das paixões eróticas da linda, jovem e fogosa esposa, potencializadas pela liberdade de pegar quem quisesse, e a qualquer hora.
Messalina promovia orgias públicas nas praças de Roma, numa as quais desafiou outra bela jovem a competirem por saber qual delas faria sexo pleno (com orgasmos) com maior número de homens numa única tarde. A imperatriz venceu a disputa com vinte e cinco boas fodas!
Assim é a verdade: é como Messalina, uma mulher devassa ao extremo: jamais terá dono, mesmo se um poder maior for declarado seu dono  (Cláudio). Qualquer um pode curtir uma foda magnífica com a verdade, em qualquer lugar, basta que o acaso e as circunstâncias o favoreçam. Será que alguém sabe a priori pra quem irá o desejo de uma mulher?
Se tiver a impressão de que és “dono e senhor do material”, e de que chegou a ti em primeiríssima mão uma linda verdade, quem sabe virgem, semelhante à que se deu a Einstein ao descobrir a relatividade, aproveite bem tua sorte, teu gozo e o gozo dela. Quem sabe sejam múltiplos, e te propiciem mais incontáveis transas.
"Mas na manhã seguinte, não conte até vinte", te afasta dela! Messalina morre se tu a prenderes! Deixe-a "livre para amar, ir aonde quiser, ser o que ela é."
Baccanal, by Franz von Stuck

Real-Irreal: Filosofia, Psicopatologia, Arte

July 31, 2026

Uma abordagem Monista ao Problema Corpo-Mente (Repostando texto da primavera de 2016)

Uma perspectiva monista aplicada ao problema mente-corpo deve correlacionar a cada "evento mental" um "evento corpóreo" [estado determinado do cérebro nos níveis micro e macroscópicos]. Este último deve vir descrito em termos anatômicos e fisiológicos, como base subjacente a nossa mente, bem como a todos os seus processos.  "Eventos mentais" definimos aqui como as actividades, os atos e conteúdos cuja matriz é a mente humana.
De nosso pressuposto básico (o monismo) a cada "evento mental", certamente inclusive a função simbólica, decorre necessariamente a existência de um "evento neurobiológico" com o qual mantém correspondência aparentemente unívoca. Pouco importa se a comprovação e a possibilidade de descrever precisamente essa correlação venha a revelar-se uma tarefa ainda mais complexa do que somos agora capazes de imaginar. 
Assim, não há razão para persistirmos a falar de uma divisão corpo-mente subsistente por si mesma, ontologicamente posta, independente  da existência de um sujeito observador. A divisão percebida e concebida necessariamente emerge como condição a priori a qualquer tentativa de capturar fenômenos humanos como objetos de estudo.
É a dupla porta de entrada disponível para qualquer tentativa de conhecer indivíduos de nossa própria espécie que impõe a emergência inevitável de dois campos científicos a respeito de um objeto mono-substancial em essência.
A imposição a priori de tal porta de entrada dupla pode ser percebida claramente, ao levarmos em conta o fato de que todos os dados empíricos sobre os seres humanos são captados, em última análise, de uma dessas duas fontes:
1) seja do corpo como um objeto concreto, seja
2) da mente como um constructo objetivado derivado da comunicação verbal (palavras) ou não verbal (gestos, caretas).

Devemos advertir eventuais leitores para que não se apressem e não concluam erroneamente que aqui defendemos o "organicismo" como a melhor abordagem para as ciências humanas, sejam da mente ou não ! Tampouco que optamos por defender o psicologismo, ou algo como um sociologismo. Estas considerações metodológicas destinam-se antes a chamar a atenção para o fato inegável de que a enorme complexidade do problema mente-corpo vai muito além de qualquer teoria reducionista.
Impõe-se ficar alerta aos perigos inerentes a todos os reducionismos, pois falsamente afirmam a validade de supostos conhecimentos "científicos" sobre nossos cérebros e mentes,  que se mostram logo dados parciais, inadequados ou mesmo nitidamente errôneos. Nossos cérebros, nossas mentes são órgãos sagrados,  matriz profunda de nossa existência e liberdade.

July 29, 2026

                                         NIETZSCHE e FREUD: Paralelos


July 28, 2026

Sereias, Ulisses e a Percepção do Tempo


Perdeu-se na vastidão do  mar
E, após longos anos sem Penélope
Extremamente carente de amor, 
Circe o alertou sobre à Ilha das Sereias, c Cujo canto se apoderava dos desejos dos homens,
Levando-os a êxtase tal que, abandonando tudo o que seu Eu lhes impunha,
Perdia-se até não mais encontrar rumo.
Esgotado, à beira de explodir, não se conteve. 
Decidiu-se a enfrentar o risco.
Astuto, mandou seus remadores bloquearem totalmente os próprios ouvidos,
Só ele mesmo ouviria o maravilhoso canto,
Fortemente atado ao mastro da nave,
Nem seus músculos de guerreiro o soltariam.

Quem já vivenciou um encontro pleno com os desejos, o corpo e a alma de alguém, desses em que o tempo paira suspenso como que a tangenciar a Eternidade, entrevê a delícia e a dor de Ulisses ao ouvir aquele canto tão proibido.
Qual dor?
A dor que vem com o retorno da percepção corriqueira do tempo, que se impõe, e nos fazer voltar pra trás das máscaras.