Uno sguardo a un capitolo fondamentale di questo romanzo: “Il tempo”
Uno degli episodi più discussi (citato anche nella quarta di copertina) immagina l'alba del momento in cui gli esseri umani si distaccarono dal regno animale. Prima che esistesse il tempo, le creature vivevano la propria esistenza senza alcuna consapevolezza della propria mortalità. L'autore dipinge una scena di orgasmo simultaneo che coinvolge tre corpi e attribuisce alla donna l'origine del linguaggio: un incantesimo, una forma di stregoneria che interruppe il flusso naturale della vita. Il “Padre” rifiuta sottilmente; la “Madre” desidera maggiormente il “Figlio”. Il risultato? La vera umanità nasce proprio nel momento in cui l'animale che è in noi viene annientato per sempre.
È puro erotismo filosofico: desiderio, mito e decadenza, tutto in una volta. Il linguaggio come maledizione che ci separa dalla felicità animale e ci condanna a un vuoto consapevole.
Accoglienza (Scarsa ma viscerale:
Sylvia Loeb (psicoanalista, Instituto Sedes Sapientiae): L'Última Civetta è eccezionale. La narrazione — un connubio di cultura, immaginazione delirante, audacia sconfinata e coraggio — è impressionante.”
*L'autore di questo commento, a cui sono profondamente grato, rimane anonimo*
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