Baccanal, by Franz von Stuck
Da millenni, filosofi e scienziati ricercano verità di valore universale. Eppure, è piuttosto curioso che esistano innumerevoli definizioni di ciò che questa "signora" tanto ambita possa effettivamente essere. È possibile che così tante persone la cerchino senza sapere veramente cosa sia la verità? Ciononostante, tutti sembrano concordare sul fatto che le verità esistano. E tutto lascia pensare che — almeno in questa accezione plurale — nessuno oserebbe negarlo. L'idea di verità è forse soltanto un concetto strumentale, uno strumento per rapportarsi al mondo e costruire teorie a loro volta anche non più che strumentali?
La questione si fa davvero complessa quando due o più presunte verità entrano in conflitto. Su cosa si fonda l'attribuzione di verità a un'affermazione riguardante un qualsiasi fatto, ipotesi o teoria? E come distinguiamo, da un punto di vista morale ed etico, la verità dalla menzogna? Probabilmente Kant commise il suo errore più grave a questo proposito, sostenendo che un essere umano non dovrebbe mai scegliere di mentire — che farlo è sempre eticamente riprovevole. Eppure, non è difficile immaginare una situazione che riveli l'assurdità di tale visione: un rivoluzionario si nasconde in casa vostra durante una sanguinosa dittatura. Arriva la polizia politica e chiede: "[Tizio] si nasconde in questa casa?" Dire la verità significherebbe consegnare il fuggitivo ai suoi probabili carnefici e rendersi complici del potere illegittimo dei dittatori: atti eticamente ripugnanti.
Questo esempio chiarisce inoltre come potere, legittimità, etica e verità siano indissolubilmente intrecciati.
Nietzsche ha smantellato l'idea che la verità possa essere pura e indipendente da qualsiasi prospettiva umana. In altre parole, ha escluso l'esistenza di una verità assoluta, sostenendo che tutte le verità sono subordinate a interessi mai del tutto espliciti — spesso celati o addirittura inconsci per chi li enuncia. Il punto, dunque, non è negare l'esistenza delle verità, bensì evidenziare che esse scaturiscono da prospettive e comportano specifiche relazioni di potere sociale e politico. In sintesi, le verità sono sempre relative. Nella vita quotidiana, ci imbattiamo spesso in situazioni — familiari, sociali o politiche — che vedono contrapposte "verità" in competizione. I sostenitori di una determinata opinione argomentano la propria posizione invocando logica, coerenza, principi etici o religiosi, o persino teorie scientifiche, a sostegno della loro scelta che proclamano di essere *la* verità.
È evidente quanto questi dibattiti rivestano un ruolo significativo nelle nostre vite. È inoltre degno di nota quanto le passioni vi interferiscano pesantemente, prevalendo di solito sugli elementi presumibilmente razionali della discussione.
Mi pare sia ben nota la figura di quello, o quella, che si comporta come se avesse il monopolio della verità: quel personaggio singolare che non ascolta mai ciò che dicono gli altri, soprattutto quando la sua "verità" viene messa in discussione. A nulla valgono le prove contrarie: la sua opinione resta immutabile, inespugnabile e immune a qualsiasi possibile confutazione. Tipicamente, storce il naso e volta le spalle ai dissidenti. Ricorda il proverbiale «cieco che si rifiuta di vedere». È sconfortante osservare quanto sia diffuso questo atteggiamento tra i politici di ogni lato.
Eppure, non è solo in ambito ideologico, politico o religioso che emergono individui convinti di detenere l'esclusiva della verità; figure simili si ritrovano spesso anche tra i grandi scienziati. Freud vigilava severamente sui discepoli che avrebbero osavato mettere in dubbio i suoi dogmi; Einstein, si dice, ha resistito alla Fisica Quantica perché non accetò il fatto che Dio potesse giocare a dadi. Tutto lascia pensare che si tratti di una debolezza intrinseca dell'*Homo sapiens*. È motivo di tristezza? O dovremmo accogliere l'*amor fati* No, non c'è da lamentarsi della piccolezza umana! *Amor fati*. È semplicemente ciò che siamo: esseri umani... fin troppo umani.
Non so se la verità possieda un'essenza capace di restare immutata nel tempo. Qualche giorno fa mi è venuta in mente un'analogia che coinvolge un certo archetipo umano: una figura incarnata innumerevoli volte da personaggi storici, ma riscontrabile ovunque. La figura di Messalina ricorre spesso nella storia di Roma. Sposò l'imperatore Claudio a quattordici anni; lui era suo zio e ne aveva già quarantotto al momento dell'unione. Non esistono fonti affidabili che rivelino l'impatto di tale divario di età sulla natura del loro rapporti intimi. Ciò che è noto è che la giovane non limitò mai i suoi rapporti sessuali al marito imperatore. Né lui glielo rimproverava. Si potrebbe persino immaginare che godesse anche lui di quell'eccesso di passione erotica della sua focosa moglie, che di sicuro veniva esacerbata da quella libertà di prendersi chiunque volesse, quando voleva.
Messalina era solita organizzare orge pubbliche nelle piazze di Roma; in un'occasione, sfidò un'altra giovane donna di grande bellezza a una gara per stabilire chi delle due riuscisse ad avere rapporti sessuali completi (culminanti nell'orgasmo) con il maggior numero di uomini in un solo pomeriggio. L'imperatrice vinse la sfida con ben venticinque scopate!
Ecco la natura della verità: è come Messalina — donna di sfrenata lascivia — che non apparterrà mai veramente a nessuno, anche se un potere superiore (come Claudio) venisse dichiarato suo proprietario.
Questo esempio chiarisce inoltre come potere, legittimità, etica e verità siano indissolubilmente intrecciati.
Nietzsche ha smantellato l'idea che la verità possa essere pura e indipendente da qualsiasi prospettiva umana. In altre parole, ha escluso l'esistenza di una verità assoluta, sostenendo che tutte le verità sono subordinate a interessi mai del tutto espliciti — spesso celati o addirittura inconsci per chi li enuncia. Il punto, dunque, non è negare l'esistenza delle verità, bensì evidenziare che esse scaturiscono da prospettive e comportano specifiche relazioni di potere sociale e politico. In sintesi, le verità sono sempre relative. Nella vita quotidiana, ci imbattiamo spesso in situazioni — familiari, sociali o politiche — che vedono contrapposte "verità" in competizione. I sostenitori di una determinata opinione argomentano la propria posizione invocando logica, coerenza, principi etici o religiosi, o persino teorie scientifiche, a sostegno della loro scelta che proclamano di essere *la* verità.
È evidente quanto questi dibattiti rivestano un ruolo significativo nelle nostre vite. È inoltre degno di nota quanto le passioni vi interferiscano pesantemente, prevalendo di solito sugli elementi presumibilmente razionali della discussione.
Mi pare sia ben nota la figura di quello, o quella, che si comporta come se avesse il monopolio della verità: quel personaggio singolare che non ascolta mai ciò che dicono gli altri, soprattutto quando la sua "verità" viene messa in discussione. A nulla valgono le prove contrarie: la sua opinione resta immutabile, inespugnabile e immune a qualsiasi possibile confutazione. Tipicamente, storce il naso e volta le spalle ai dissidenti. Ricorda il proverbiale «cieco che si rifiuta di vedere». È sconfortante osservare quanto sia diffuso questo atteggiamento tra i politici di ogni lato.
Eppure, non è solo in ambito ideologico, politico o religioso che emergono individui convinti di detenere l'esclusiva della verità; figure simili si ritrovano spesso anche tra i grandi scienziati. Freud vigilava severamente sui discepoli che avrebbero osavato mettere in dubbio i suoi dogmi; Einstein, si dice, ha resistito alla Fisica Quantica perché non accetò il fatto che Dio potesse giocare a dadi. Tutto lascia pensare che si tratti di una debolezza intrinseca dell'*Homo sapiens*. È motivo di tristezza? O dovremmo accogliere l'*amor fati* No, non c'è da lamentarsi della piccolezza umana! *Amor fati*. È semplicemente ciò che siamo: esseri umani... fin troppo umani.
Non so se la verità possieda un'essenza capace di restare immutata nel tempo. Qualche giorno fa mi è venuta in mente un'analogia che coinvolge un certo archetipo umano: una figura incarnata innumerevoli volte da personaggi storici, ma riscontrabile ovunque. La figura di Messalina ricorre spesso nella storia di Roma. Sposò l'imperatore Claudio a quattordici anni; lui era suo zio e ne aveva già quarantotto al momento dell'unione. Non esistono fonti affidabili che rivelino l'impatto di tale divario di età sulla natura del loro rapporti intimi. Ciò che è noto è che la giovane non limitò mai i suoi rapporti sessuali al marito imperatore. Né lui glielo rimproverava. Si potrebbe persino immaginare che godesse anche lui di quell'eccesso di passione erotica della sua focosa moglie, che di sicuro veniva esacerbata da quella libertà di prendersi chiunque volesse, quando voleva.
Messalina era solita organizzare orge pubbliche nelle piazze di Roma; in un'occasione, sfidò un'altra giovane donna di grande bellezza a una gara per stabilire chi delle due riuscisse ad avere rapporti sessuali completi (culminanti nell'orgasmo) con il maggior numero di uomini in un solo pomeriggio. L'imperatrice vinse la sfida con ben venticinque scopate!
Ecco la natura della verità: è come Messalina — donna di sfrenata lascivia — che non apparterrà mai veramente a nessuno, anche se un potere superiore (come Claudio) venisse dichiarato suo proprietario.
Chiunque può godersi una scopata magnifica con la verità, ovunque, dappertutto, a patto che il caso e le circostanze siano dalla sua parte. Dopotutto, chi può sapere in anticipo verso dove si volgerà il desiderio di una donna, e per quanto tempo?
Se senti di essere il "padrone della bella donna" — che una splendida verità ti si sia rivelata direttamente, magari una meravigliosa verità vergine come quella apparsa a Einstein quando scoprì la relatività — allora assapora la tua fortuna, il tuo piacere e il suo. Chissà i vostri piaceri si moltiplicheranno, portando a innumerevoli altri incontri.
"Ma il mattino seguente, non contare fino a venti": stattene alla larga! Messalina muore se provi a rinchiuderla in gabbia! Lasciala "libera di amare, di andare dove vuole, di essere ciò che lei è".
Se senti di essere il "padrone della bella donna" — che una splendida verità ti si sia rivelata direttamente, magari una meravigliosa verità vergine come quella apparsa a Einstein quando scoprì la relatività — allora assapora la tua fortuna, il tuo piacere e il suo. Chissà i vostri piaceri si moltiplicheranno, portando a innumerevoli altri incontri.
"Ma il mattino seguente, non contare fino a venti": stattene alla larga! Messalina muore se provi a rinchiuderla in gabbia! Lasciala "libera di amare, di andare dove vuole, di essere ciò che lei è".

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